I riferimenti normativi della disciplina del rito dell’accesso sono rinvenibili nell’art. 116 del Codice del processo amministrativo in virtù del rimando operato dall’art. 25, comma 5, L. 241/1990. Il legislatore, prima con la normativa del ’90 modificata ed integrata dalla L. 15/2005 e dalla n. 80/2005, e più tardi con il Codice del processo amministrativo, ha predisposto un particolare rito accelerato per le controversie inerenti l’accesso ai documenti amministrativi, assicurando al cittadino, vistosi negare illegittimamente l’accesso agli atti, una celere tutela giurisdizionale.

In particolare il codice dispone che contro le determinazioni e contro il silenzio formatosi sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi si può proporre ricorso entro trenta giorni dalla conoscenza del provvedimento di diniego o dalla formazione del silenzio, mediante notificazione dello stesso all’amministrazione e ad almeno un controinteressato.

La lettera dell’art. 116 c.p.a., al comma 2, conferma la possibilità che in pendenza di un giudizio la cui richiesta di accesso è connessa, il ricorso di cui sopra può essere proposto, previo adempimento delle notifiche alla P.A. ed ai controinteressati, con istanza depositata presso la segreteria della sezione cui è assegnato il ricorso principale.

La decisione del giudice sul ricorso de quo è adottata con ordinanza separatamente dal giudizio principale, ovvero con la sentenza che definisce il giudizio.

Il giudice, quindi, non si limita all’annullamento del provvedimento ma ordina l’esibizione immediata dei documenti richiesti, obbligando di fatto la P.A. ad un facere sulla base dell’accertamento della spettanza del bene della vita per cui si chiede tutela.

Facciamo un passo indietro, ed analizziamo i casi in cui può attivarsi il rito dell’accesso ex art. 116 c.p.a.

Le ipotesi possono essere così elencate:

  • Rigetto espresso dell’istanza: si verifica allorquando la P.a. faccia seguire all’istanza d’accesso depositata dal cittadino un provvedimento di rigetto.
  • Silenzio-rigetto (ex art. 25, comma 4, L. 241/1990): si verifica allorquando a seguito del deposito dell’istanza, trascorsi inutilmente trenta giorni, la P.a. non abbia dato alcuna risposta all’interessato.
  • A seguito di determinazioni amministrative che dispongono il differimento dell’accesso ai sensi dell’art. 24, comma 6, L. 241/1990.
  • A seguito della pronuncia del difensore civico (o della commissione per l’accesso ai documenti amministrativi nei casi di atti a valore nazionale) sull’istanza di riesame dell’accesso ex art. 25, comma 4, L. 241/1990.

Per quanto attiene la giurisdizione nel rito dell’accesso, ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. a), n. 6, c.p.a. , tutte le controversie relativo all’accesso ai documenti amministrativi sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del G.A.. Ciò svilisce la querelle in merito alla natura giuridica del diritto di accesso divisa tra la qualificazione come diritto soggettivo o interesse legittimo.

Avv. Luigi Lupone